domenica 18 ottobre 2026

Michele Mari - I CONVITATI DI PIETRA

 






Autore: Michele Mari

Titolo: I convitati di pietra

Genere: Romanzo, Commedia nera

Editore: Einaudi

Collana: Supercoralli

Data di uscita: 18 novembre 2025

Pagine: 168

Prezzo ediz. cartacea: € 17,50

E book Kindle: 10,99 €

Ambientazione: Milano dal 1975 al 2050


Dal sito della casa editrice Einaudi:

"I libri di Michele Mari (Milano 1955) sono Di bestia in bestia (Longanesi 1989; Einaudi 2013), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998; Einaudi 2016), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002 e 2018), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009; Einaudi 2019), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002 e 2020), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro 2010; il Saggiatore 2017), Cento poesie d'amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007 e 2023), Milano fantasma (edt 2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso Floyd (Einaudi 2010), Fantasmagonia (Einaudi 2012 e 2022), Roderick Duddle (2014 e 2016), Leggenda privata (Einaudi 2017 e 2021), Dalla cripta (Einaudi 2019), La morte attende vittime (Nero 2019), Le maestose rovine di Sferopoli (Einaudi 2021 e 2026), Locus desperatus (Einaudi 2024) e I convitati di pietra (Einaudi 2025). Per Einaudi ha anche curato e tradotto La Macchina del Tempo. Fra le sue traduzioni, opere di Stevenson, Wells, Crane, London, Orwell, Steinbeck, Gombrowicz."




Recensioni

I fili del romanzo sono tirati con maestria dal narratore, che muove le sue marionette lungo uno scacchiere che, man mano che il patto-scommessa entra nel vivo, vede i giocatori avvicinarsi e allontanarsi fra loro, dividersi in fazioni, e, ovviamente, frequentarsi, invidiarsi, maledirsi e persino uccidersi a vicenda. Più di una volta qualcuno fra gli scommettitori tentenna e cerca di ostacolare il patto, di modificarne in corsa i termini o addirittura di interrompere la lotteria della morte con i mezzi a sua disposizione; ma non c’è scrupolo morale o rimorso di coscienza che basti a rallentare il ticchettio dell’ordigno a orologeria assemblato da Mari. (Michele Farina, www.labalenabianca.com)

Mari, come al solito, è inconfondibile, divertente, maniacale e senza scrupoli. Quando scrive di certe ossessioni, tipo quella di Semprini per Gene Hackman, puoi star certo che sta parlando anche di sé stesso (o, per lo meno, questa è l’idea che mi sono fatta). Questa volta, il grottesco, vien fuori da sé: basta mettersi comodi e lasciarsi guidare dalla voce fuori campo di un cronista esperto.
Se cercate moralismo o ragionevolezza, in questa storia non ne troverete granché; se invece è il divertimento che volete, tra queste pagine ne troverete a bizzeffe.
(Alice Dalle Grave, www.ilrecensore.it)

In sintesi, possiamo dire che il divertissement della finzione narrativa che Mari ci regala spesso manca nei romanzi dei nostri giorni, più centrati su temi autobiografici da memoir o da autofiction, ed è un piacere ritrovarlo.Come si può intuire, il lato debole de I convitati di pietra si annida in ciò che di primo acchito attira. La superficie verbale scintillante rende veloce la lettura, ma, giunti al termine, lascia un che di insoddisfazione, perché si avverte l’assenza di sguardi altri e alti, legati alla società, alla storia, alla fede. Il tratto ironico prevale su altri registri, di carattere esistenziale. Il rapporto con la morte, ad esempio, ci sembra sia usato più come pretesto narrativo che come occasione per una riflessione meditata e sentita, confinata come è ad un paio di passaggi espliciti (cfr pp. 14 e 43). Rimane la riffa, la curiosità di sapere il vincitore, lo smalto di una lingua ricca e bella da leggere e ascoltare. (Diego Mattei, La Civiltà Cattolica)

Trama (senza spoilerare)

I convitati di pietra, di Michele Mari, è un romanzo che parte da un’idea tanto semplice quanto inquietante: che cosa accadrebbe se un gruppo di amici decidesse di trasformare il passare del tempo in una sfida, stabilendo di ritrovarsi periodicamente per tutta la vita?

La storia ruota attorno a un gruppo di compagni di scuola che, ancora giovani, stringono un patto destinato ad accompagnarli negli anni. Gli incontri diventano appuntamenti con il proprio passato, occasioni per ritrovare le persone di un tempo e misurare, attraverso i cambiamenti di ciascuno, quanto la vita abbia trasformato le loro aspettative, i loro rapporti e il modo di guardare al mondo.

Ma il tempo non è soltanto ciò che separa un incontro dal successivo: diventa il vero protagonista della vicenda. Le promesse fatte da ragazzi devono fare i conti con le delusioni, le rivalità, le ambizioni e le trasformazioni inevitabili dell'esistenza. Quello che all'inizio può sembrare un gioco o una bizzarra tradizione acquista progressivamente un significato più profondo.

Il risultato è una storia che mescola ironia, inquietudine e umorismo nero. Mari prende un rito molto comune, la cena tra ex compagni di scuola, e lo trasforma in un esperimento narrativo sul lato meno nobile dell'amicizia: la competizione, l'invidia, il desiderio di prevalere sugli altri e la difficoltà di accettare che il tempo passa per tutti.


Giudizio personale

Michele Mari possiede una scrittura personale, ricercata e ricca di sfumature. L'ironia si accompagna a un gusto per il grottesco e per le situazioni paradossali, senza rinunciare alla riflessione. È una prosa che richiede attenzione e non sempre si concede a una lettura frettolosa.
Il romanzo incuriosisce grazie a una premessa originale e a un'atmosfera che alterna divertimento e disagio. Il piacere nasce soprattutto dall'intelligenza dell'idea e dal modo in cui l'autore la sviluppa, più che dalla ricerca di una narrazione leggera e immediata.
I protagonisti sono interessanti soprattutto per le loro debolezze, le rivalità e le contraddizioni. Mari evita di idealizzare i rapporti umani e mette in luce quanto l'amicizia possa intrecciarsi con l'invidia, l'orgoglio e il bisogno di affermarsi.
L'idea di fondo è originale e offre all'autore la possibilità di costruire una vicenda che si sviluppa nel corso degli anni. Un patto nato in gioventù diventa il punto di partenza per osservare il tempo, le trasformazioni personali e le conseguenze di una promessa mantenuta troppo a lungo. La curiosità non dipende soltanto da ciò che accadrà, ma anche dal modo in cui il meccanismo ideato dai protagonisti si evolverà. Si crea così un'attesa particolare, nella quale l'umorismo convive con una crescente sensazione di inquietudine.
Un romanzo intelligente e insolito, che utilizza una situazione paradossale per parlare di temi profondamente umani. 

Stile
8/10
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Piacevolezza lettura
7/10
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Rappresentazione personaggi
8/10
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Trama
8/10
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Giudizio complessivo
8/10
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Consiglio di lettura: sì. Può conquistare chi apprezza l'ironia nera e le storie che nascondono, dietro un'apparenza bizzarra, una riflessione più amara. 

giovedì 8 ottobre 2026

Marcello Simoni - LA SELVA DEGLI IMPICCATI

 





Autore: Marcello Simoni

Titolo: La selva degli impiccati

Genere: Romanzo, Thriller storico

Editore: Einaudi

Collana: Stile Libero Big

Data di uscita: 12 maggio 2020

Pagine: 400

Prezzo ediz. cartacea: € 17,00

E book Kindle: 7,99 €

Ambientazione: Francia del XV secolo (Parigi, Borgogna, Foresta del Morvan)


Dal sito della casa editrice Einaudi:

"Marcello Simoni (Comacchio, 1975) è stato archeologo e bibliotecario. Con Il mercante di libri maledetti (2011), il suo romanzo d'esordio, è stato per oltre un anno in testa alle classifiche e ha vinto il 60° Premio Bancarella. Un successo confermato da La biblioteca perduta dell'alchimista, Il labirinto ai confini del mondo, L'isola dei monaci senza nome, La cattedrale dei morti, L'abbazia dei cento peccati, L'abbazia dei cento delitti, L'abbazia dei cento inganni, L'eredità dell'abate nero, Il patto dell'abate nero, L'enigma dell'abate nero, Il lupo nell'abbazia, La dama delle lagune e Il castello dei falchi neri. Per Einaudi ha pubblicato Il marchio dell'inquisitore (2016 e 2018), dove compare per la prima volta il personaggio di Girolamo Svampa, Il monastero delle ombre perdute (2018 e 2019) e La prigione della monaca senza volto (2019 e 2020). Per Einaudi, oltre al saggio Angeli e diavoli. L'obbedienza e la ribellione (2021), ha pubblicato anche Il marchio dell'inquisitore (2016 e 2018), Il monastero delle ombre perdute (2018 e 2019), La prigione della monaca senza volto (2019 e 2020), Il pozzo delle anime (2023 e 2025), L'angelo di pietra (2025) che hanno come protagonista l'inquisitore Girolamo Svampa, e La selva degli impiccati (2020 e 2023). È tradotto in venti Paesi."


Recensioni

La narrativa italiana di genere storico si arricchisce di un nuovo volume. Dai bassifondi di Parigi alle foreste della Borgogna. L’autunno del Medioevo si stringe intorno alla figura di uno dei più celebri ribelli della storia, il poeta maledetto François Villon. (www.bresciaoggi.it)

In questa nuova fatica l’A. affronta il non facile compito di inserire una vicenda, fatta di intrighi e duelli e del tutto inventata, in un contesto rigidamente storico, per di più scegliendo come protagonista il più noto dei poeti tardo medievali della letteratura francese e per comprimari molti personaggi realmente vissuti all’epoca. Giunto alla parola fine debbo dire che la scommessa è stata vinta. In conclusione il libro è godibilissimo e fonte di piacevoli scoperte, anche storiche e letterarie, giacché lo stesso Villon si autocita spesso parlando con i versi che lo hanno reso famoso. (www.qlibri.it)

Sarò anche ripetitiva, ma Simoni non delude mai, sempre attento ai particolari e a render lieta la lettura anche se affronta temi storici che trattano di manipolazioni, abusi e malvagità con una nota positiva di rivalsa nei confronti degli arroganti macchinatori.Usando astuzia, ilarità e furbizia Villon cerca di sconfiggere malizia e ingiustizia per vedere se ci riuscirà il lettore la storia leggere dovrà! (Marianna Di Felice, thrillernord.it)

Trama (senza spoilerare)

Nel 1463 François Villon, poeta, studente della Sorbona e soprattutto ladro, si trova rinchiuso nelle prigioni dello Châtelet di Parigi e sta per essere giustiziato. La sua unica possibilità di salvarsi è accettare un incarico rischioso: ritrovare Nicolas Dambourg, capo dei Coquillards, una banda di fuorilegge di cui Villon aveva fatto parte anni prima.

Per Villon, però, Dambourg non è un semplice criminale da consegnare alla giustizia. È un vecchio compagno, una persona che appartiene al suo passato e che conosce bene la sua vita. La ricerca assume quindi anche il carattere di un confronto con ciò che Villon è stato e con le persone che hanno condiviso con lui quegli anni.

Seguendo le tracce di Dambourg, Villon lascia Parigi e si dirige verso la Borgogna. Qui la vicenda si allarga e diventa progressivamente più complicata: qualcuno sembra voler impedire che egli porti a termine la sua missione e un misterioso sicario si mette sulle sue tracce.

Durante il viaggio Villon incontra Joséphine Flamant, una giovane donna che vive ai margini della legge e che sa usare l'arco con grande abilità. Anche Joséphine è coinvolta in una vicenda oscura legata alla morte dello zio Manuel, un canonico che era entrato in possesso di una misteriosa lanterna. Attorno a quell'oggetto circolava una storia inquietante: si credeva infatti che al suo interno fosse imprigionato un demone.

Villon e Joséphine finiscono così per seguire percorsi che si intrecciano. La ricerca dell'ex capo dei Coquillards porta alla luce rivalità, vendette e interessi nascosti, mentre la presenza della misteriosa lanterna aggiunge alla vicenda una componente di superstizione e di mistero.

Tra Parigi e le foreste della Borgogna, Villon dovrà capire di chi può fidarsi e soprattutto perché qualcuno sia disposto a fare di tutto per impedire che la verità venga scoperta. La sua missione, nata come semplice mezzo per evitare la forca, si trasforma così in una vicenda molto più pericolosa, nella quale il passato dei protagonisti torna continuamente a presentare il conto.

Giudizio personale

La selva degli impiccati di Marcello Simoni è un romanzo storico e investigativo ambientato nel Medioevo, con un’atmosfera cupa e ricca di mistero.
La vicenda prende avvio da una serie di morti inquietanti e apparentemente inspiegabili. Al centro della storia si trovano indagini, segreti e antichi intrighi che conducono i protagonisti attraverso un mondo fatto di abbazie, castelli, boschi e città medievali, dove nulla è necessariamente ciò che sembra.
Simoni costruisce la storia intrecciando mistero, religione, superstizione e lotte per il potere. Le indagini portano progressivamente alla luce legami nascosti tra personaggi e avvenimenti del passato, mentre il protagonista si trova coinvolto in una vicenda molto più grande di quanto avesse inizialmente immaginato.
Simoni ha una scrittura scorrevole e molto adatta al romanzo storico. La ricostruzione dell'epoca è accurata senza diventare eccessivamente pesante, anche se in alcuni passaggi il linguaggio e le descrizioni rallentano un po' il ritmo.
È un romanzo che si legge con interesse, soprattutto quando l'indagine entra nel vivo. La componente avventurosa mantiene alta la curiosità, anche se il ritmo non è sempre costante.
François Villon è il punto di forza: personaggio irregolare, intelligente, ironico e tutt'altro che facilmente classificabile come "buono" o "cattivo". Interessante anche Joséphine, mentre alcuni personaggi secondari risultano meno approfonditi.
La storia combina indagine, avventura, mistero e ambientazione storica. L'idea di mettere al centro François Villon e il mondo dei Coquillards è originale e permette di intrecciare bene vicende personali e mistero. Qualche passaggio può apparire un po' macchinoso, ma nel complesso la trama è coinvolgente.
Non è probabilmente tra i romanzi più immediati di Simoni, ma offre una storia interessante e un protagonista che lascia il segno.

Stile
7/10
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Piacevolezza lettura
7/10
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Rappresentazione personaggi
8/10
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Trama
7/10
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Giudizio complessivo
7/10
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Consiglio di lettura: sì. Un buon thriller storico, particolarmente indicato per chi ama il Medioevo raccontato attraverso personaggi realmente esistiti, ambientazioni oscure e misteri da risolvere.

mercoledì 23 settembre 2026

Ilaria Tuti - ED E' UN POCO LA NOTTE E UN POCO L'ALBA

 







Autore: Ilaria Tuti

Titolo: Ed è un poco la notte e un poco l'alba

Genere: Fiction storica, Narrativa

Editore: Longanesi

Collana: LA GAJA SCIENZA

Data di uscita: 16 giugno 2026

Pagine: 320

Prezzo ediz. cartacea: cartonato € 22,00 

E book Kindle: 11,99 €

Ambientazione: Carnia (Friuli Venezia Giulia)


Dal sito della casa editrice Longanesi:

"Ilaria Tuti vive a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Ha esordito nella narrativa con Fiori sopra l’inferno (Longanesi 2018). Il secondo romanzo, Ninfa dormiente, è del 2019. Entrambi vedono come protagonisti il commissario Teresa Battaglia, uno straordinario personaggio che ha conquistato editori e lettori in tutto il mondo, e soprattutto la terra natia dell’autrice, la sua storia, i suoi misteri. Con Fiore di roccia (2020), e attraverso la voce di Agata Primus, Ilaria Tuti celebra un vero e proprio atto d’amore per le sue montagne, dando vita a una storia profonda e autentica. Nel 2021, con Luce della notte e Figlia della cenere, torna alle storie di Teresa Battaglia. Del 2021 è anche la nomina di Ninfa dormiente agli Edgar Awards e il Premio letterario Rapallo per la donna scrittrice per Fiore di roccia. È inoltre autrice del romanzo Come vento cucito alla terra (2022), ispirato alla vera storia delle prime donne chirurgo durante la Prima guerra mondiale. Nel 2023 esce Madre d’ossa, un nuovo caso per Teresa Battaglia, e nel 2024 Risplendo non brucio, una storia di coraggio e perdono tra Germania e Italia durante la Seconda guerra mondiale. Nel 2026 esce Ed è un poco la notte e un poco l’alba, sullo sfondo della Carnia lacerata dal conflitto mondiale. I suoi romanzi sono pubblicati in 27 Paesi. Da Fiori sopra l’inferno, Ninfa dormiente e Figlia della cenere sono state tratte le omonime serie tv con Elena Sofia Ricci, in onda su Rai1."






Recensioni

Nel suo nuovo romanzo, 'Ed è un poco la notte e un poco l'alba', in libreria per Longanesi, Ilaria Tuti intreccia memoria collettiva e destino individuale.
Le donne sono le custodi silenziose di questo sapere al confine tra la nascita e la morte, la fede e la superstizione.
(www.ansa.it)

Grande è l’abilità della Tuti di prendere un evento storico tra i meno conosciuti e trasformarlo in narrativa. In queste pagine si trova lo scontro e l’incontro di due popolazioni diverse in tante cose. Insieme alla violenza troviamo l’ingenuità e soprattutto la consapevolezza di una terra promessa che si trasforma in una chimera e infine in una condanna.
La Tuti riesce a descrivere il femminino mescolando usanze, mistero e forza. Le donne in questo romanzo sono molto diverse l’una dall’altra ma riescono a collaborare quando c’è da attuare giustizia, una di quelle lontane dalla giustizia maschile: «Il grembo di una donna non è una pubblica piazza» dirà Serafina a un preoccupato Prè Checco. E poi ci sono donne che incrociano lo sguardo e, inconsapevolmente, sanno che il loro destino è legato da un filo invisibile.
Il lettore curioso e appassionato di storia andrà a cercare notizie su come si risolse il problema dell’invasione cosacca e scoprirà l’atroce destino di tutte quelle persone. L’autrice decide di non romanzare troppo e ci restituisce la crudeltà di quel momento che è stato messo in sordina.
Un romanzo che ci riporta a quel periodo. Sembra di sentire il vento, l’odore del fieno e anche gli slanci di affetto tra le due popolazioni. Perché in fondo, Ed è un poco la notte e un poco l’alba è un romanzo che parla di amore, rispetto e carità. E speranza.
(Samanta Giambarresi, www.ilrecensore.it)

L’amore alimenta la linfa che scorre lungo un percorso impervio come sa essere la vita. Serafina vive in un luogo ostile, eppure così intimo e struggente nell’alternarsi di rocce e file di alberi e macchie verdeggianti, che amplificano la sensazione di magia mista al mistero racchiuso tra gli angoli delle montagne friulane.
Ilaria Tutti, originaria di Gemona, narra della sua terra, lo fa con la convinzione che il passato non deve essere dimenticato, per questo nell’ultimo romanzo ripercorre i terribili ultimi momenti della seconda guerra mondiale, collocando al centro la storia di Serafina, una donna solitaria e misteriosa.
(Paola Iannelli, thrillernord.it)

Trama (senza spoilerare)
 
Il romanzo è ambientato in Carnia, nel 1944, durante gli ultimi anni della Seconda guerra mondiale, quando la guerra, che fino a quel momento era sembrata relativamente lontana, irrompe con violenza nella vita delle comunità friulane.

La protagonista è Serafina, una giovane donna che vive ai margini della comunità e ha ereditato dalla nonna un sapere antico legato alle erbe, alla cura e a una particolare tradizione popolare: quella dei cosiddetti santuari del respiro, dove si cercava di dare un ultimo segno di vita ai neonati morti prima del battesimo. È un sapere sospeso tra fede, superstizione e medicina popolare, guardato con diffidenza dalle autorità religiose ma ancora profondamente radicato nella memoria delle persone.

La vita di Serafina e degli abitanti della valle viene sconvolta dall'arrivo dei cosacchi, giunti in Friuli al seguito delle forze tedesche con la promessa di poter fare di quelle terre la loro nuova patria. L'arrivo di uomini, donne, bambini e animali trasforma rapidamente i paesi: le case vengono occupate, le abitudini stravolte e la popolazione locale si trova costretta a convivere con quelli che considera degli invasori.

Serafina attraversa così una realtà fatta di paura, violenza, perdita e sradicamento, ma anche di incontri inattesi. Perché il romanzo non racconta soltanto lo scontro tra chi invade e chi viene invaso: mette soprattutto in evidenza ciò che può sopravvivere alla guerra, cioè la capacità degli esseri umani di riconoscersi simili anche quando tutto sembra spingerli verso l'odio.

Attraverso gli occhi di Serafina, la storia alterna quindi la brutalità dell'occupazione a momenti in cui emergono aspetti sorprendenti della vita degli stessi cosacchi: le loro tradizioni, la musica, i canti religiosi, il rapporto con gli animali e la nostalgia per una terra che anche loro hanno perduto. È proprio questa contrapposizione tra barbarie e umanità, notte e alba, a dare il senso più profondo al romanzo.

Più che una storia di guerra in senso tradizionale, il libro diventa così il racconto di una donna e di una comunità costrette a confrontarsi con la distruzione del proprio mondo e con la necessità di resistere, conservare la propria umanità e trovare un modo per ricominciare.

È una vicenda storica poco conosciuta, nella quale Ilaria Tuti intreccia eventi realmente accaduti e personaggi di invenzione, utilizzando la storia della Carnia occupata dai cosacchi come sfondo per parlare soprattutto di memoria, dolore, compassione e speranza.

Giudizio personale

Ilaria Tuti utilizza una scrittura molto evocativa e suggestiva, particolarmente adatta a raccontare la Carnia e il suo paesaggio, ma anche l'atmosfera cupa e dolorosa degli anni della guerra. La natura non è soltanto lo sfondo della vicenda: montagne, boschi, neve, animali e piccoli paesi diventano quasi dei personaggi della storia. La prosa è ricca di immagini e spesso poetica, senza però perdere il filo narrativo. È uno stile che richiede qualche volta di essere assaporato con calma, più che semplicemente "divorato".

Il romanzo è coinvolgente, ma non è una lettura leggera. La storia è attraversata dalla guerra, dalla paura e dalla sofferenza e quindi presenta inevitabilmente momenti difficili. A renderla "piacevole" è soprattutto la capacità dell'autrice di alternare gli episodi più drammatici a momenti di umanità, silenzio e riflessione. La componente storica aggiunge inoltre interesse, perché porta il lettore a conoscere una pagina della Seconda guerra mondiale relativamente poco presente nell'immaginario comune: quella dell'occupazione cosacca della Carnia.

La rappresentazione dei personaggi è uno degli aspetti più riusciti del romanzo. Serafina è una protagonista molto particolare: non è l'eroina tradizionale della narrativa di guerra, ma una donna legata alla propria terra, alle tradizioni e a un sapere antico. Interessante è anche il modo in cui vengono rappresentati i cosacchi. L'autrice evita di presentarli semplicemente come un blocco indistinto di "nemici": dietro l'uniforme ci sono uomini, donne, bambini, famiglie, paure, tradizioni e soprattutto persone che, a loro volta, portano con sé una storia di perdita e di sradicamento. Questo rende i personaggi più complessi e umani.

La guerra costituisce quindi il grande scenario della storia, ma il romanzo non si limita a raccontare battaglie o avvenimenti militari. Al centro ci sono soprattutto le persone comuni, costrette a vivere sulla propria pelle le conseguenze delle decisioni prese molto lontano da loro. La storia procede intrecciando vicenda personale e storia collettiva, memoria, tradizioni popolari e rapporto con la terra. Il titolo stesso suggerisce bene questa dimensione: tra la "notte" della guerra e la possibilità di una nuova "alba" rimane uno spazio nel quale gli esseri umani devono cercare di conservare qualcosa di sé.

Ed è un poco la notte e un poco l'alba
è un romanzo storico intenso, nel quale Ilaria Tuti riesce a trasformare una pagina poco conosciuta della storia italiana in una vicenda profondamente umana. Non è soltanto un libro sulla guerra: è soprattutto un libro sulle persone che la guerra travolge, sulla perdita della propria casa e delle proprie certezze e sulla possibilità, nonostante tutto, di conservare un frammento di umanità. La sua maggiore forza sta probabilmente nell'atmosfera e nei personaggi, più che nell'azione vera e propria.

Stile
9/10
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Piacevolezza lettura
7/10
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Rappresentazione personaggi
9/10
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Trama
8/10
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Giudizio complessivo
8/10
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Consiglio di lettura: sì. Lo consiglierei soprattutto a chi ama i romanzi storici che, partendo da eventi realmente accaduti, cercano di raccontare anche l'animo dei personaggi e il rapporto tra memoria individuale e storia collettiva.