giovedì 6 ottobre 2022

Elizabeth Strout - OH WILLIAM!

 




Autore: Elizabeth Strout

Titolo: Oh William!

Titolo originale: Oh William!

GenereNarrativa contemporanea

Editore: Einaudi

CollanaSupercoralli

Data di uscitaprima pubblicazione 19 ottobre 2021, da Einaudi 2022

Pagine184

Prezzo ediz. cartacea: 18,00 €

E book Kindle: 9,99 €

AmbientazioneNew York e Maine (USA)


Dal sito della casa editrice Einaudi

"Elizabeth Strout è nata nel Maine ma vive a New York. Ha pubblicato i suoi racconti su «The New Yorker» e molte altre riviste. In Italia ha pubblicato, per Fazi editore, tre romanzi, Amy e IsabelleResta con me e I ragazzi Burgess, e la raccolta di racconti Olive Kitteridge, con cui ha vinto il Premio Pulitzer (2009), il Premio Bancarella (2010) e il Premio Mondello (2012). Dalla stessa raccolta di racconti è stata tratta una serie tv, prodotta dalla Hbo. Per Einaudi ha pubblicato Mi chiamo Lucy Barton (2016 e 2017), Tutto è possibile (2017 e 2018) e Olive, ancora lei (2020 e 2021)."


Recensioni

Oh William! È un meraviglioso ritratto della provincia americana, ma è anche molto di più. È un abbraccio universale che racconta l’essenziale e lo fa – come ormai l’autrice ha da tempo abituato il lettore – in maniera eccezionale. (Connie Bandini, leggereacolori.com)

Ma forse la cosa più bella del personaggio letterario creato da Elizabeth Strout è la sua umanità: Lucy Barton è – e sarà sempre – una donna che non ha trovato tutte le risposte, che prima di tutto fatica a comprendere se stessa, il vero grande mistero di ognuno di noi. E allora le battute finali di questo romanzo illuminano come non mai la narrazione...
Siamo tutti un mistero, Lucy, grazie per avercelo ricordato. Forse saremo un poco più indulgenti adesso con noi stessi e con gli altri. (Debora Lambruschini, criticaletteraria.org)

"Oh William” è uno scritto di gran contenuto riflessivo, che conferma le capacità dell’autrice, che descrive e delinea un’altra fase della vita della protagonista che ha accompagnato le letture di molti conoscitori, ma è uno scritto che talvolta è un poco ridondante, che tende in parte ad arrovellarsi su se stesso. Questo per i fatti narrati, per l’età descritta, per lo stile narrativo volutamente scelto che è sempre elegante e ben strutturato ma che in questo caso finisce con l’essere anche ripetitivo tanto da rallentare la lettura e renderla a tratti più difficoltosa soprattutto nel ritmo che perde di intensità.
Nel complesso resta un buon titolo, uno scritto che approfondisce tematiche care alla romanziera, uno scritto che tocca corde intime e che non teme di mettersi a nudo. Perché alla fine ciascuno è un mistero, un mistero di se stesso, per se stesso e per il mondo di fuori. (qlibri)

Trama (senza spoilerare)

Da sito della casa editrice Einaudi

«Vorrei dire alcune cose sul mio primo marito, William», esordisce una Lucy Barton oggi sessantaquattrenne aprendo questo capitolo della sua storia, e nell'immediatezza del suo proposito s’intuisce il lavorio di riflessioni a lungo maturate. Sono passati decenni da quando Lucy, convalescente in un letto di ospedale, aspettava la visita delle sue bambine per mano al loro papà; decenni da che, con pochi vestiti in un sacco dell’immondizia, lasciava quel marito tante volte infedele e si trasferiva in una nuova identità. Oggi Lucy è un’autrice di successo, benché ancora si senta invisibile, con le figlie ormai adulte ha un rapporto vitale e premuroso, e da un anno piange la scomparsa del suo adorato secondo marito, David, un violoncellista della New York Philharmonic Orchestra, nato povero come lei. William di anni ne ha settantuno, è sposato con la sua terza moglie, Estelle, di ventidue anni più giovane, e la sua carriera di scienziato sembra agli sgoccioli. Tanta vita si è accumulata su quella che lui e Lucy avevano condiviso. Perché dunque William? Perché tornare a quell'uomo alto e soffuso d’autorità, con una faccia «sigillata in una simpatia impenetrabile» e un cognome tedesco ereditato dal padre prigioniero di guerra nel Maine? Corrente carsica che scorre silente per emergere in imprevedibili fiotti di senso e sentimento, questo matrimonio è ricostruito per ricordi apparentemente casuali – una vacanza di imbarazzi alle Cayman, una festa tra amici non riuscita, un viaggio di risate in macchina, un amaro caffè mattutino – ma capaci di illuminare i sentieri sicuri e i passi falsi di una vita coniugale, dove le piccole miserie e gli asti biliosi convivono con i segni di un’imperitura, ineludibile intimità. Così è William il primo che Lucy chiama quando viene a sapere della malattia di David; ed è a Lucy che William chiede di accompagnarlo in un viaggio nel Maine alla spaventosa scoperta delle proprie origini e di verità mai conosciute. «Oh William», torna a ripetere Lucy, e in quell'interiezione c’è un misto eloquente di esasperazione per le sue mancanze e tenerezza per le sue illusioni. Un sentimento caldo che si allarga in un abbraccio universale: «Ma quando penso Oh William!, non voglio dire anche Oh Lucy!? Non voglio dire Oh Tutti Quanti, Oh Ciascun Individuo di questo vasto mondo, visto che non ne conosciamo nessuno, a partire da noi stessi?»

Giudizio personale

Riconosco che la scrittura della Strout è illuminata da una cifra stilistica notevole e da un'eleganza pregevole. Le sue storie sono racconti di persone, di storie, di vissuti, di ricordi. Solo per questo i suoi libri meritano di essere letti. Detto questo, devo aggiungere che a me il libro non è piaciuto in modo particolare, perché mi sono perso tra il fili di una trama tenue e sono rimasto impigliato nella ragnatela di ricordi, di presente e di passato.


Stile
8/10
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Piacevolezza lettura
7/10
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Rappresentazione personaggi
7/10
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Trama
6/10
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Giudizio complessivo
7/10
⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬜







Consiglio di lettura: sì, per i motivi detti sopra.

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