Autore: Ilaria Tuti Titolo: Genere: Fiction storica, Narrativa Editore: Longanesi Collana: LA GAJA SCIENZA Data di uscita: 16 giugno 2026 Pagine: 320 Prezzo ediz. cartacea: cartonato € 22,00 | |
| Dal sito della casa editrice Longanesi: "Ilaria Tuti vive a Gemona del Friuli, in provincia di Udine. Ha esordito nella narrativa con Fiori sopra l’inferno (Longanesi 2018). Il secondo romanzo, Ninfa dormiente, è del 2019. Entrambi vedono come protagonisti il commissario Teresa Battaglia, uno straordinario personaggio che ha conquistato editori e lettori in tutto il mondo, e soprattutto la terra natia dell’autrice, la sua storia, i suoi misteri. Con Fiore di roccia (2020), e attraverso la voce di Agata Primus, Ilaria Tuti celebra un vero e proprio atto d’amore per le sue montagne, dando vita a una storia profonda e autentica. Nel 2021, con Luce della notte e Figlia della cenere, torna alle storie di Teresa Battaglia. Del 2021 è anche la nomina di Ninfa dormiente agli Edgar Awards e il Premio letterario Rapallo per la donna scrittrice per Fiore di roccia. È inoltre autrice del romanzo Come vento cucito alla terra (2022), ispirato alla vera storia delle prime donne chirurgo durante la Prima guerra mondiale. Nel 2023 esce Madre d’ossa, un nuovo caso per Teresa Battaglia, e nel 2024 Risplendo non brucio, una storia di coraggio e perdono tra Germania e Italia durante la Seconda guerra mondiale. Nel 2026 esce Ed è un poco la notte e un poco l’alba, sullo sfondo della Carnia lacerata dal conflitto mondiale. I suoi romanzi sono pubblicati in 27 Paesi. Da Fiori sopra l’inferno, Ninfa dormiente e Figlia della cenere sono state tratte le omonime serie tv con Elena Sofia Ricci, in onda su Rai1." |
Recensioni
Nel suo nuovo romanzo, 'Ed è un poco la notte e un poco l'alba', in libreria per Longanesi, Ilaria Tuti intreccia memoria collettiva e destino individuale.
Le donne sono le custodi silenziose di questo sapere al confine tra la nascita e la morte, la fede e la superstizione. (www.ansa.it)
Grande è l’abilità della Tuti di prendere un evento storico tra i meno conosciuti e trasformarlo in narrativa. In queste pagine si trova lo scontro e l’incontro di due popolazioni diverse in tante cose. Insieme alla violenza troviamo l’ingenuità e soprattutto la consapevolezza di una terra promessa che si trasforma in una chimera e infine in una condanna.
La Tuti riesce a descrivere il femminino mescolando usanze, mistero e forza. Le donne in questo romanzo sono molto diverse l’una dall’altra ma riescono a collaborare quando c’è da attuare giustizia, una di quelle lontane dalla giustizia maschile: «Il grembo di una donna non è una pubblica piazza» dirà Serafina a un preoccupato Prè Checco. E poi ci sono donne che incrociano lo sguardo e, inconsapevolmente, sanno che il loro destino è legato da un filo invisibile.
Il lettore curioso e appassionato di storia andrà a cercare notizie su come si risolse il problema dell’invasione cosacca e scoprirà l’atroce destino di tutte quelle persone. L’autrice decide di non romanzare troppo e ci restituisce la crudeltà di quel momento che è stato messo in sordina.
Un romanzo che ci riporta a quel periodo. Sembra di sentire il vento, l’odore del fieno e anche gli slanci di affetto tra le due popolazioni. Perché in fondo, Ed è un poco la notte e un poco l’alba è un romanzo che parla di amore, rispetto e carità. E speranza. (Samanta Giambarresi, www.ilrecensore.it)
L’amore alimenta la linfa che scorre lungo un percorso impervio come sa essere la vita. Serafina vive in un luogo ostile, eppure così intimo e struggente nell’alternarsi di rocce e file di alberi e macchie verdeggianti, che amplificano la sensazione di magia mista al mistero racchiuso tra gli angoli delle montagne friulane.
Ilaria Tutti, originaria di Gemona, narra della sua terra, lo fa con la convinzione che il passato non deve essere dimenticato, per questo nell’ultimo romanzo ripercorre i terribili ultimi momenti della seconda guerra mondiale, collocando al centro la storia di Serafina, una donna solitaria e misteriosa. (Paola Iannelli, thrillernord.it)
La protagonista è Serafina, una giovane donna che vive ai margini della comunità e ha ereditato dalla nonna un sapere antico legato alle erbe, alla cura e a una particolare tradizione popolare: quella dei cosiddetti santuari del respiro, dove si cercava di dare un ultimo segno di vita ai neonati morti prima del battesimo. È un sapere sospeso tra fede, superstizione e medicina popolare, guardato con diffidenza dalle autorità religiose ma ancora profondamente radicato nella memoria delle persone.
La vita di Serafina e degli abitanti della valle viene sconvolta dall'arrivo dei cosacchi, giunti in Friuli al seguito delle forze tedesche con la promessa di poter fare di quelle terre la loro nuova patria. L'arrivo di uomini, donne, bambini e animali trasforma rapidamente i paesi: le case vengono occupate, le abitudini stravolte e la popolazione locale si trova costretta a convivere con quelli che considera degli invasori.
Serafina attraversa così una realtà fatta di paura, violenza, perdita e sradicamento, ma anche di incontri inattesi. Perché il romanzo non racconta soltanto lo scontro tra chi invade e chi viene invaso: mette soprattutto in evidenza ciò che può sopravvivere alla guerra, cioè la capacità degli esseri umani di riconoscersi simili anche quando tutto sembra spingerli verso l'odio.
Attraverso gli occhi di Serafina, la storia alterna quindi la brutalità dell'occupazione a momenti in cui emergono aspetti sorprendenti della vita degli stessi cosacchi: le loro tradizioni, la musica, i canti religiosi, il rapporto con gli animali e la nostalgia per una terra che anche loro hanno perduto. È proprio questa contrapposizione tra barbarie e umanità, notte e alba, a dare il senso più profondo al romanzo.
Più che una storia di guerra in senso tradizionale, il libro diventa così il racconto di una donna e di una comunità costrette a confrontarsi con la distruzione del proprio mondo e con la necessità di resistere, conservare la propria umanità e trovare un modo per ricominciare.
È una vicenda storica poco conosciuta, nella quale Ilaria Tuti intreccia eventi realmente accaduti e personaggi di invenzione, utilizzando la storia della Carnia occupata dai cosacchi come sfondo per parlare soprattutto di memoria, dolore, compassione e speranza.
Le donne sono le custodi silenziose di questo sapere al confine tra la nascita e la morte, la fede e la superstizione. (www.ansa.it)
Grande è l’abilità della Tuti di prendere un evento storico tra i meno conosciuti e trasformarlo in narrativa. In queste pagine si trova lo scontro e l’incontro di due popolazioni diverse in tante cose. Insieme alla violenza troviamo l’ingenuità e soprattutto la consapevolezza di una terra promessa che si trasforma in una chimera e infine in una condanna.
La Tuti riesce a descrivere il femminino mescolando usanze, mistero e forza. Le donne in questo romanzo sono molto diverse l’una dall’altra ma riescono a collaborare quando c’è da attuare giustizia, una di quelle lontane dalla giustizia maschile: «Il grembo di una donna non è una pubblica piazza» dirà Serafina a un preoccupato Prè Checco. E poi ci sono donne che incrociano lo sguardo e, inconsapevolmente, sanno che il loro destino è legato da un filo invisibile.
Il lettore curioso e appassionato di storia andrà a cercare notizie su come si risolse il problema dell’invasione cosacca e scoprirà l’atroce destino di tutte quelle persone. L’autrice decide di non romanzare troppo e ci restituisce la crudeltà di quel momento che è stato messo in sordina.
Un romanzo che ci riporta a quel periodo. Sembra di sentire il vento, l’odore del fieno e anche gli slanci di affetto tra le due popolazioni. Perché in fondo, Ed è un poco la notte e un poco l’alba è un romanzo che parla di amore, rispetto e carità. E speranza. (Samanta Giambarresi, www.ilrecensore.it)
Ilaria Tutti, originaria di Gemona, narra della sua terra, lo fa con la convinzione che il passato non deve essere dimenticato, per questo nell’ultimo romanzo ripercorre i terribili ultimi momenti della seconda guerra mondiale, collocando al centro la storia di Serafina, una donna solitaria e misteriosa. (Paola Iannelli, thrillernord.it)
Trama (senza spoilerare)
Il romanzo è ambientato in Carnia, nel 1944, durante gli ultimi anni della Seconda guerra mondiale, quando la guerra, che fino a quel momento era sembrata relativamente lontana, irrompe con violenza nella vita delle comunità friulane.
La protagonista è Serafina, una giovane donna che vive ai margini della comunità e ha ereditato dalla nonna un sapere antico legato alle erbe, alla cura e a una particolare tradizione popolare: quella dei cosiddetti santuari del respiro, dove si cercava di dare un ultimo segno di vita ai neonati morti prima del battesimo. È un sapere sospeso tra fede, superstizione e medicina popolare, guardato con diffidenza dalle autorità religiose ma ancora profondamente radicato nella memoria delle persone.
La vita di Serafina e degli abitanti della valle viene sconvolta dall'arrivo dei cosacchi, giunti in Friuli al seguito delle forze tedesche con la promessa di poter fare di quelle terre la loro nuova patria. L'arrivo di uomini, donne, bambini e animali trasforma rapidamente i paesi: le case vengono occupate, le abitudini stravolte e la popolazione locale si trova costretta a convivere con quelli che considera degli invasori.
Serafina attraversa così una realtà fatta di paura, violenza, perdita e sradicamento, ma anche di incontri inattesi. Perché il romanzo non racconta soltanto lo scontro tra chi invade e chi viene invaso: mette soprattutto in evidenza ciò che può sopravvivere alla guerra, cioè la capacità degli esseri umani di riconoscersi simili anche quando tutto sembra spingerli verso l'odio.
Attraverso gli occhi di Serafina, la storia alterna quindi la brutalità dell'occupazione a momenti in cui emergono aspetti sorprendenti della vita degli stessi cosacchi: le loro tradizioni, la musica, i canti religiosi, il rapporto con gli animali e la nostalgia per una terra che anche loro hanno perduto. È proprio questa contrapposizione tra barbarie e umanità, notte e alba, a dare il senso più profondo al romanzo.
Più che una storia di guerra in senso tradizionale, il libro diventa così il racconto di una donna e di una comunità costrette a confrontarsi con la distruzione del proprio mondo e con la necessità di resistere, conservare la propria umanità e trovare un modo per ricominciare.
È una vicenda storica poco conosciuta, nella quale Ilaria Tuti intreccia eventi realmente accaduti e personaggi di invenzione, utilizzando la storia della Carnia occupata dai cosacchi come sfondo per parlare soprattutto di memoria, dolore, compassione e speranza.
Giudizio personale
Ilaria Tuti utilizza una scrittura molto evocativa e suggestiva, particolarmente adatta a raccontare la Carnia e il suo paesaggio, ma anche l'atmosfera cupa e dolorosa degli anni della guerra. La natura non è soltanto lo sfondo della vicenda: montagne, boschi, neve, animali e piccoli paesi diventano quasi dei personaggi della storia. La prosa è ricca di immagini e spesso poetica, senza però perdere il filo narrativo. È uno stile che richiede qualche volta di essere assaporato con calma, più che semplicemente "divorato".
Il romanzo è coinvolgente, ma non è una lettura leggera. La storia è attraversata dalla guerra, dalla paura e dalla sofferenza e quindi presenta inevitabilmente momenti difficili. A renderla "piacevole" è soprattutto la capacità dell'autrice di alternare gli episodi più drammatici a momenti di umanità, silenzio e riflessione. La componente storica aggiunge inoltre interesse, perché porta il lettore a conoscere una pagina della Seconda guerra mondiale relativamente poco presente nell'immaginario comune: quella dell'occupazione cosacca della Carnia.
La rappresentazione dei personaggi è uno degli aspetti più riusciti del romanzo. Serafina è una protagonista molto particolare: non è l'eroina tradizionale della narrativa di guerra, ma una donna legata alla propria terra, alle tradizioni e a un sapere antico. Interessante è anche il modo in cui vengono rappresentati i cosacchi. L'autrice evita di presentarli semplicemente come un blocco indistinto di "nemici": dietro l'uniforme ci sono uomini, donne, bambini, famiglie, paure, tradizioni e soprattutto persone che, a loro volta, portano con sé una storia di perdita e di sradicamento. Questo rende i personaggi più complessi e umani.
La guerra costituisce quindi il grande scenario della storia, ma il romanzo non si limita a raccontare battaglie o avvenimenti militari. Al centro ci sono soprattutto le persone comuni, costrette a vivere sulla propria pelle le conseguenze delle decisioni prese molto lontano da loro. La storia procede intrecciando vicenda personale e storia collettiva, memoria, tradizioni popolari e rapporto con la terra. Il titolo stesso suggerisce bene questa dimensione: tra la "notte" della guerra e la possibilità di una nuova "alba" rimane uno spazio nel quale gli esseri umani devono cercare di conservare qualcosa di sé.
Ed è un poco la notte e un poco l'alba è un romanzo storico intenso, nel quale Ilaria Tuti riesce a trasformare una pagina poco conosciuta della storia italiana in una vicenda profondamente umana. Non è soltanto un libro sulla guerra: è soprattutto un libro sulle persone che la guerra travolge, sulla perdita della propria casa e delle proprie certezze e sulla possibilità, nonostante tutto, di conservare un frammento di umanità. La sua maggiore forza sta probabilmente nell'atmosfera e nei personaggi, più che nell'azione vera e propria.
Consiglio di lettura: sì. Lo consiglierei soprattutto a chi ama i romanzi storici che, partendo da eventi realmente accaduti, cercano di raccontare anche l'animo dei personaggi e il rapporto tra memoria individuale e storia collettiva.
Il romanzo è coinvolgente, ma non è una lettura leggera. La storia è attraversata dalla guerra, dalla paura e dalla sofferenza e quindi presenta inevitabilmente momenti difficili. A renderla "piacevole" è soprattutto la capacità dell'autrice di alternare gli episodi più drammatici a momenti di umanità, silenzio e riflessione. La componente storica aggiunge inoltre interesse, perché porta il lettore a conoscere una pagina della Seconda guerra mondiale relativamente poco presente nell'immaginario comune: quella dell'occupazione cosacca della Carnia.
La rappresentazione dei personaggi è uno degli aspetti più riusciti del romanzo. Serafina è una protagonista molto particolare: non è l'eroina tradizionale della narrativa di guerra, ma una donna legata alla propria terra, alle tradizioni e a un sapere antico. Interessante è anche il modo in cui vengono rappresentati i cosacchi. L'autrice evita di presentarli semplicemente come un blocco indistinto di "nemici": dietro l'uniforme ci sono uomini, donne, bambini, famiglie, paure, tradizioni e soprattutto persone che, a loro volta, portano con sé una storia di perdita e di sradicamento. Questo rende i personaggi più complessi e umani.
La guerra costituisce quindi il grande scenario della storia, ma il romanzo non si limita a raccontare battaglie o avvenimenti militari. Al centro ci sono soprattutto le persone comuni, costrette a vivere sulla propria pelle le conseguenze delle decisioni prese molto lontano da loro. La storia procede intrecciando vicenda personale e storia collettiva, memoria, tradizioni popolari e rapporto con la terra. Il titolo stesso suggerisce bene questa dimensione: tra la "notte" della guerra e la possibilità di una nuova "alba" rimane uno spazio nel quale gli esseri umani devono cercare di conservare qualcosa di sé.
Ed è un poco la notte e un poco l'alba è un romanzo storico intenso, nel quale Ilaria Tuti riesce a trasformare una pagina poco conosciuta della storia italiana in una vicenda profondamente umana. Non è soltanto un libro sulla guerra: è soprattutto un libro sulle persone che la guerra travolge, sulla perdita della propria casa e delle proprie certezze e sulla possibilità, nonostante tutto, di conservare un frammento di umanità. La sua maggiore forza sta probabilmente nell'atmosfera e nei personaggi, più che nell'azione vera e propria.
Stile | 9/10 | ⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬜ |
Piacevolezza lettura | 7/10 | ⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬜⬜⬜ |
Rappresentazione personaggi | 9/10 | ⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬜ |
Trama | 8/10 | ⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬜⬜ |
Giudizio complessivo | 8/10 | ⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬛⬜⬜ |
Consiglio di lettura: sì. Lo consiglierei soprattutto a chi ama i romanzi storici che, partendo da eventi realmente accaduti, cercano di raccontare anche l'animo dei personaggi e il rapporto tra memoria individuale e storia collettiva.

Nessun commento:
Posta un commento
Scrivi il tuo commento al post o cosa pensi del libro