martedì 18 agosto 2020

Glenn Cooper - IL DEBITO

 



Autore: Glenn Cooper

Titolo: Il debito

Titolo originale: The Debt

Genere: Thriller, Suspense, Narrativa 

Editore: Nord

Collana: Narrativa Nord

Data di uscitanovembre 2017

Pagine420

Prezzo ediz. cartacea Cartonato: 22,00 €

E book Kindle: 3,99 €

Ambientazione: Città del Vaticano, Roma


Dal sito della casa editrice Nord:

"Glenn Cooper rappresenta uno straordinario caso di self-made man. Dopo essersi laureato col massimo dei voti in Archeologia a Harvard, ha scelto di conseguire un dottorato in Medicina. È stato presidente e amministratore delegato della più importante industria di biotecnologie del Massachusetts ma, a dimostrazione della sua versatilità, è diventato poi sceneggiatore e produttore cinematografico. Grazie al clamoroso successo della trilogia della Biblioteca dei Morti e dei romanzi successivi, si è imposto anche come autore di bestseller internazionali."

Recensioni

Glenn Cooper è abilissimo nel gestire la scacchiera della suspense fra le pagine de Il debito dove ogni personaggio è una pedina di una storia che calibra oculatamente fiction e realtà. (Luca Crovi, il Giornale)

Dopo averci portato in grotte sperdute, monasteri-bunker, biblioteche medievali e basi militari top secret, Glenn Cooper scrive forse il più verosimile dei suoi romanzi. (Marcello Simoni, Tuttolibri, La Stampa)

Appare sempre più evidente che il nuovo millennio ha un cuore macabro. Glenn Cooper lo ha intuito prima e meglio di tutti. E sa raccontarcelo. (Antonio D’Orrico, La Lettura - Corriere della Sera)

Trama (non viene mai svelato il finale)

E’ questo il secondo libro della serie di Cal Donovan, che comprende i seguenti volumi 

· Il segno della croce

· Il debito

· I figli di Dio

· Il sigillo del cielo

Grazie al ruolo svolto da Cal Donovan e descritto nel libro precedente “Il segno della croce”, questi riceve dal papa Celestino VI il privilegio unico ed eccezionale di poter accedere illimitatamente alla Biblioteca Vaticana e all'Archivio Segreto Vaticano. Cal, svolgendo una ricerca su un cardinale italiano di metà Ottocento, scopre negli archivi vaticani un debito colossale che Pio IX ha contratto, durante il fervore dei moti carbonari, con i banchieri ebrei Soisson, senza che questo sia mai stato restituito. L'attuale papa Celestino VI sorprendentemente incoraggia le ricerche di Cal per dimostrare l'autenticità e la validità del debito. Sua intenzione sarebbe restituire il debito non alla banca ma ad una fondazione da costituire insieme agli eredi della famiglia di banchieri e finalizzata a combattere la povertà nel mondo. Il debito è alto, circa 25 miliardi di euro attuali e Celestino pensa di disfarsi di parte del patrimonio artistico e culturale della Santa Sede. Un gruppo di cardinali della Curia è contrario a questo progetto e tenta di fermare in ogni modo le ricerche di Cal e i progetti del Papa.

Giudizio personale

Romanzo che cattura l'attenzione del lettore e che si legge in modo piacevole e avvincente, tra personaggi reali e altri inventati dalla fantasia dello scrittore. La storia si svolge tra le mura della Città del Vaticano ed è una narrazione credibile, scritta in modo fluido e scorrevole. Non si tratta però di un capolavoro, a mio avviso, perché abbastanza scontato e carente di originalità.

Stile
7/10
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Piacevolezza lettura
7/10
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Rappresentazione personaggi
7/10
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Trama
6/10
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Giudizio complessivo
7/10
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Consiglio di lettura: sì, se amate l'avventura e Glenn Cooper.

giovedì 13 agosto 2020

Albert Camus - LA PESTE



AutoreAlbert Camus

TitoloLa Peste

Titolo originale: La Peste

GenereRomanzo, Narrativa psicologica, Letteratura dell'assurdo, Narrativa esistenzialista

Editore: Bompiani

Collana: Classici Contemporanei

Data di uscita: pubblicato la prima volta nel 1947, da Bompiani pubblicato in questa collana nel giugno 2017

Pagine336

Prezzo ediz. cartaceaBrossura con bandelle € 13,00

E book Kindle: 4,99 €

Ambientazione: Orano (Algeria)

Dal sito della casa editrice Bompiani:

"Albert Camus (1913-1960) nacque in Algeria, dove studiò e cominciò a lavorare come attore e giornalista. Affermatosi nel 1942 con il romanzo “Lo straniero” e con il saggio “Il mito di Sisifo”, raggiunse un vasto riconoscimento di pubblico con “La peste”. Nel 1957 gli fu assegnato il premio Nobel per la letteratura. Di questo autore, oltre ai titoli già citati, Bompiani ha pubblicato “Caligola", “Il diritto e il rovescio”, “L'estate e altri saggi solari”, “L'uomo in rivolta”, “La morte felice”, “I demoni”, “L'esilio e il regno”, “Riflessioni sulla pena di morte”, “Tutto il teatro”, “La caduta”, “L’uomo in rivolta”, “Il primo uomo”, “Taccuini 1935-1959”, “Questa lotta vi riguarda. Corrispondenze per Combat 1944-1947”. Nei Classici Bompiani è disponibile il volume "Opere. Romanzi, racconti, saggi"."


Recensioni

L’incipit di una delle più famose e inquietanti opere della letteratura mondiale di tutti i tempi ci immerge nell’ordinarietà di un luogo che è Orano ma potrebbe tranquillamente essere Codogno o Wuhan o Daegu.
Considerata una metafora di quella spaventosa epidemia che negli anni quaranta dilagò in Europa con il nome di nazionalsocialismo, oggi richiama invece un’interpretazione fedelmente letteraria di ciò che descrive, in modo per noi assolutamente imprevedibile, considerando che quando fu scritta, benché già ammonisse sul possibile rinascere del pericolo, non lo ritenesse reale nel suo aspetto biologico-sanitario. (Teresa Simeone, repubblica.it/micromega-online)

La peste si può leggere come un libro allegorico: Camus inventa un’epidemia di peste negli anni Quaranta a Orano, in Algeria, per raccontare le reazioni dei suoi cittadini e quindi degli uomini di fronte al Male. Come pochi anni prima i francesi sotto l’occupazione nazista, gli abitanti di Orano di fronte alla peste mostrano le tante possibilità della natura umana. (Stefano Montefiori, Corriere della Sera)

Ma davvero c'è sempre bisogno di interpretare tutto simbolicamente? Kafka come visionario che anticipa il nazismo, come Sade e Nietzsche, cosa che è toccata anche a Albert Camus, basta rileggersi la nuova traduzione de La peste (Bompiani) di Yasmina Mélaouah e reinterpretare tutto alla lettera, come dovrebbe essere la letteratura. Insomma Camus è un realista estremo, non ha bisogno di stampelle simboliche.
Certo, la peste, a Orano, città senza vegetazione e senza anima, è un castigo divino, ma solo secondo le parole del prete Paneloux e di chi gli va dietro, metafisicamente. Tuttavia la voce narrante in terza persona è quella del dottor Bernard Rieux, un medico appunto, uno scienziato, la cui massima ambizione è non essere santo né eroe: «essere un uomo, questo mi interessa». E dunque, la peste come il nazismo, come metafora del male, della guerra? E perché non, allora, la peste come la peste? Se Camus avesse voluto parlare della guerra avrebbe scritto La guerra, non La peste. (Massimiliano Parente, il Giornale)

Trama (non viene mai svelato il finale)

Premetto che, tra le tante interpretazioni metaforiche assegnate a questo libro, io mi atterrò ad una sintesi letterale di quanto il libro racconta: ognuno potrà poi dare i significati che vuole a ciò che sta leggendo.
Allora, abbiamo un narratore, che poi si rileverà essere il dottor Bernard Rieux, che ha voluto raccontare i fatti come testimone obiettivo, perché per tutta la durata dell'epidemia ha lottato contro la peste e questo suo lavoro gli ha permesso di vedere i suoi concittadini, cogliere i loro sentimenti ed ha rafforzato il bisogno di lasciare un ricordo a favore dell'ingiustizia e della violenza che subirono i concittadini appestati. Descriverà quindi anche se stesso insieme ad una serie di altri personaggi, tra cui ricordo Grand, segretario comunale che si sta dedicando ad un romanzo, riscrivendo però sempre la prima frase in modi diversi. Abbiamo poi Tarrou che annota nel suo taccuino la cronaca dell'epidemia e che aiuterà Rieux nella lotta contro la peste, abbiamo Cottard che viene colto da raptus di follia, abbiamo Rambert, giornalista parigino che cerca in ogni modo di scappare dalla città per tornare dalla donna che ama e alcuni altri personaggi.

Il libro racconta un'epidemia che si è verificata a Orano, una prefettura francese della costa algerina, in un anno imprecisato, il 194... Durante la primavera un'ecatombe di sorci morti annunciò l'arrivo dell'epidemia di peste, accolta subito con incredulità perché non si riteneva possibile la sua ricomparsa. In pochi giorni i casi mortali si moltiplicarono e ne conseguì una serie di misure che, dopo aver attraversato il periodo del coronavirus, conosciamo bene anche noi: la chiusura della città, la separazione delle persone, la morte delle attività commerciali, le misure relative alla circolazione dei veicoli, la morte di persone che si spegnevano lontano dalle loro famiglie. Durante l'estate i numeri delle vittime aumentarono in modo vertiginoso, la peste bubbonica stava diventando peste polmonare. La città stava andando alla deriva, senza la speranza del futuro perché la peste ciascuno la porta in sé, nessuno al mondo ne è immune. Il libro termina con una frase profezia, che mi ha ricordato quella presente ne "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo. "Forse verrebbe giorno in cui, per sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice".

Giudizio personale

Lo stile, come per tutte le opere di quel periodo, è un po' datato, ma perfettamente leggibile. Non so quali erano gli intendimenti di Camus e quindi noi possiamo interpretare la peste in vari modi, il totalitarismo, il nazismo, la guerra, il Male oppure soltanto la peste. Come ho già detto, leggerlo in questo periodo difficile per noi, ci aiuta a comprenderlo meglio. A qualunque livello si voglia leggerlo, il romanzo è intenso, profondo, duro e crudele ma vero. La peste è un classico, un capolavoro senza tempo, sempre attuale, perché racconta i diversi modi di esprimersi della natura umana di fronte ad un fatto drammatico.

Stile
8/10
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Piacevolezza lettura
8/10
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Rappresentazione personaggi
9/10
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Trama
9/10
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Giudizio complessivo
9/10
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Consiglio di lettura: sì

mercoledì 5 agosto 2020

Elizabeth Strout - OLIVE, ANCORA LEI


Autore: Elizabeth Strout

Titolo: Olive, ancora lei

Titolo originale: Olive, Again

GenereSaga, Narrativa psicologica, Narrativa domestica

Editore: Einaudi

CollanaSupercoralli

Data di uscita2020

Pagine272

Prezzo ediz. cartacea: 19,50 €

E book Kindle: 9,99 €

AmbientazioneMaine (USA)


Dal sito della casa editrice Einaudi

"Elizabeth Strout è nata nel Maine ma vive a New York. Ha pubblicato i suoi racconti su «The New Yorker» e molte altre riviste. In Italia ha pubblicato, per Fazi editore, tre romanzi, Amy e Isabelle, Resta con me e I ragazzi Burgess, e la raccolta di racconti Olive Kitteridge, con cui ha vinto il Premio Pulitzer (2009), il Premio Bancarella (2010) e il Premio Mondello (2012). Dalla stessa raccolta di racconti è stata tratta una serie tv, prodotta dalla Hbo. Per Einaudi ha pubblicato Mi chiamo Lucy Barton (2016 e 2017), Tutto è possibile (2017 e 2018) e Olive, ancora lei (2020)."


Recensioni

Appassionati di gemme letterarie, gioite... Gustata sillaba per sillaba, è un'opera stupefacente. (The Washington Post)

Il ritorno di Olive, la donna difficile (e irresistibile) di Elizabeth Strout
Elizabeth Strout, 64 anni, in libreria il 10 marzo con Olive, ancora lei (Einaudi). Con Olive Kitteridge aveva vinto il Pulitzer nel 2009. (Mara Accettura, D La Repubblica)

Olive, ancora lei , è uscito il 15 ottobre scorso negli Stati Uniti. In Italia è arrivato il 10 marzo, all’inizio del lockdown. Un seguito è sempre rischioso quando il primo libro ha successo (in questo caso nel mezzo c’è stata anche un’apprezzata miniserie televisiva). Ma per chi già conosceva il bisturi emotivo di Elizabeth Strout, il nuovo libro probabilmente non è stata una sorpresa. (Alessia Rastelli, Corriere della Sera)


Trama (non viene mai svelato il finale)

Il romanzo racconta il decennio successivo rispetto a quello raccontato nel primo libro. 
Siamo nuovamente a Crosby, la cittadina fittizia del Maine. 
A distanza di un decennio, in un mondo dove tutto cambia, Olive Kitteridge è ancora lei, insegnante di matematica in pensione, alta, grossa, scontrosa e irascibile ma sincera, empaticamente sensibile alle sorti dei suoi simili. Mamma di Christopher (podologo a New York) e nonna di un nipotino, è rimasta vedova di Henry, colpito da un ictus. 
Nella sua vecchiaia c’è ancora posto per amicizie profonde e per un nuovo amore. Lui si chiama Jack Kennison, docente di Harward in pensione, 74 anni, due dottorati, vedovo di Betsy da 7 mesi e con una figlia lesbica con cui i rapporti sono difficili. In comune Olive e Jack hanno il fatto che entrambi non piacciono ai propri figli, sono due vecchi soli che vogliono stare insieme e che, quindi, decidono di sposarsi. 
Il libro è composto da una serie di racconti in cui intervengono diversi personaggi, sono racconti di amori, di dolore e morte, di solitudine, con un fil rouge che li lega alla storia di Olive e Jack, la storia di un amore e dell’invecchiamento, del declino e delle perdite che tutto ciò comporta.

Giudizio personale

Una serie di racconti intercalati alla storia principale, quella di Olive e Jack in cui l'autrice dimostra rispetto e sensibilità nel raccontare con delicatezza e ironia il periodo più difficile della vita. I personaggi sono descritti in modo preciso con le proprie debolezze, indegnità, rimpianti, ricordi, lo stile di scrittura è scorrevole, trasparente e venato da un'intensa malinconia.


Stile
8/10
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Piacevolezza lettura
7/10
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Rappresentazione personaggi
8/10
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Trama
8/10
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Giudizio complessivo
8/10
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Consiglio di lettura: sì